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mercoledì 27 gennaio 2016

Luna piena, Nebulose oscure e filtri in banda stretta

Prendi il tempo inclemente che nell'ultimo periodo ha perseguitato e condizionato tutti noi. Aggiungici che il cielo sopra l'osservatorio “Alfio Betti” ormai non è nemmeno lontanamente paragonabile al deserto di Atacama in Cile (o anche solo a monte Battaglia, volendo rimanere più vicini) e capirai che le occasioni, per quelli a cui piace scattare foto a soggetti del profondo cielo, sono sempre meno… mentre la frustrazione è sempre più alta. E se ormai è inutile organizzare serate con anticipo affidandosi a previsioni che poi si riveleranno errate, è meglio cogliere la palla al balzo ed approfittare, anche all'ultimo momento, di condizioni accettabili.
Così si è presentata la sera di lunedì 26 gennaio 2016: limpida, aria calma, nessuna turbolenza ma con un intruso che vuole mandare a monte i piani... LA LUNA. Grande, alta, splendente e destinata ad accompagnarci per tutta la serata illuminando a giorno sia la volte celeste che il paesaggio, avendo passato da poco la fase massima. E’ impensabile scattare una foto, che sia con la più banale delle macchine fotografiche o con la più costosa delle camere CCD dedicate, ad oggetti che emettono una luce debolissima e che necessitano quindi di molti minuti di integrazione, dato che con un fondo cielo così il sensore sarebbe saturo in pochi istanti.
E' a questo punto che vengono in soccorso dei filtri particolari, chiamati filtri in riga o a banda stretta. Sono filtri che lasciano passare una ristrettissima quantità di luce ad una specifica lunghezza d'onda; se hai un cielo pesantemente influenzato dall'inquinamento luminoso cittadino, o se c'è la Luna come nel nostro caso, sono l'unica possibilità di non mandare a monte la serata.
Questi filtri permettono di realizzare scatti che raccolgono solamente il segnale della lunghezza d'onda su cui sono tarati. I 3 filtri a banda stretta  più conosciuti ed utilizzati in ambito astrofotografico sono: 

  •  H-alpha: riga nel rosso, a 656 nm, prodotta durante la ricombinazione dell’idrogeno ionizzato,HII;
  •   SII: anch’essa nel rosso, a 672 nm, prodotta dallo zolfo ionizzato;
  •   OIII: nel blu-verde, a 500.7 nm, dall’ossigeno ionizzato due volte.
Gli scatti così realizzati si possono elaborare singolarmente, per poi unirli in una tricromia "RGB" in falsi colori (canale R >SII, canale G >H-alpha, canale B >OIII). Sono celebri gli scatti realizzati ed elaborati con il Telescopio Spaziale Hubble con questa tecnica, che può anche essere usata per integrare parzialmente le pose RGB realizzate con tecniche tradizionali. Essendo l'idrogeno ionizzato molto abbondante nelle nebulose associate a regioni di formazione stellare, il filtro H-alpha è dei tre quello che può dare più peso ad uno scatto dedicato a tali soggetti. Lo scopo ultimo è mettere in risalto le strutture evanescenti che compongono le nebulose.
Obiettivo della serata per testare il filtro, che sonnecchiava tranquillamente nella ruota portafiltri della camera CCD e che non era mai stato usato, è stata la famosa Nebulosa Oscura B33 o “Testa di Cavallo”, nella cintura di Orione. Fotografare in banda stretta richiede scatti con tempi di esposizione molto più lunghi rispetto allo standard. Questo rende necessario un CCD raffreddato, che permette di tempi di esposizione che arrivano anche a 30 minuti per ogni singola posa senza deteriorare l’immagine con il “rumore” del sensore.


A voi il risultato, è la somma di 12 scatti con esposizioni singole di 15 minuti:





E' un processo che richiede tempo, molta dedizione e non perdona errori, ma i dettagli che ti regala una foto del genere sono impagabili.

Dopo averla processata mi sono ricordato che, ad inizio 2015, era stato realizzato uno scatto dello stesso soggetto con la tecnica classica RGB ed una DSLR CANON 1000D (non raffreddata) che aveva prodotto questo risultato:


Dalla foto è evidente che il ridotto tempo di integrazione e la scarsa sensibilità della camera non hanno permesso di ottenere un buon dettaglio, ma ho pensato che potesse essere interessante prendere la posa in H-alpha e miscelarla con il canale rosso dello scatto classico. Dopo l'elaborazione il risultato è questo:


Credo sia evidente che l’acquisizione in H-alpha abbia dato nuova luce e definizione allo scatto originale.
Un bel risultato invoglia a migliorare… Ed è una spinta forte a fare sempre di più, tempo permettendo.
Presenti e partecipi alla serata Krishna Tozzoli e Luca Pasquali, che ringrazio per la compagnia e per il lavoro di squadra.

Vi ricordo che tutti gli scatti sono disponibili nella sezione "Photogallery" del sito dell' Associazione Astrofili Imolesi



CIELI SERENI!

sabato 30 agosto 2014

Training per "soci attivi" all'AAI
Serata di osservazione del 29 agosto 2014

L'AAI sta organizzando, su richiesta di alcuni soci neofiti interessati a costituire un nuovo "gruppo attivo", incontri finalizzati a ccomprendere come utilizzare l'osservatorio e i suoi strumenti in modo autonomo. In questo contesto, ieri nella serata del 29 agosto si è tenuta una serata riservata ai soli soci in cui ci siamo dedicati all'osservazione. Ma principalmente abbiamo preso in esame alcune questioni più tecniche, nello specifico su come utilizzare il telescopio principale.
Erano presenti il sottoscritto Simone e i soci Massimiliano e Krishna. 
Abbiamo ritenuto giusto esplorare alcune questioni tecniche ed applicarle all'osservazione di alcuni oggetti celesti, nello specifico Marte e la nebulosa Laguna M8. Le condizioni del cielo erano piuttosto buone nel corso dell'osservazione e questo ci ha permesso di apprezzare particolari aspetti degli oggetti osservati. In realtà Marte non è stato quasi visibile a causa della sua posizione di poco al di sopra dell'orizzonte, collocazione che ne rende difficile una buona osservazione. M8, invece, è stata ben visibile. Con la guida di Krishna, è stato possibile distinguere due elementi fondamentali di questo oggetto, ossia l'ammasso aperto, quindi l'insieme di stelle che era chiaramente visibile, e la maggiore nebulosità collocata lateralmente rispetto all'ammasso aperto. L'osservazione è avvenuta attraverso il telescopio guida e il telescopio apo e i due soci presenti si sono alternati nell'osservazione in modo da apprezzare l'osservazione dei dettagli dell'oggetto osservato attraverso due obiettivi diversi. La guida di Krishna ci ha permesso anche di comprendere poche, ma essenziali, questioni tecniche inerenti i diversi obiettivi e i differenti ingrandimenti, argomenti che comunque saranno sempre approfonditi nel corso del tempo. Solo al termine dell'osservazione dell'oggetto, Krishna ci ha mostrato un'immagine digitale dell'oggetto stesso, e in questo modo siamo riusciti a rintracciare elementi in comune fra l'immagine che abbiamo visualizzato per mezzo dell'osservazione diretta e quella ottenuta dal web.
Oltre a tutto ciò, abbiamo analizzato l'uso del telescopio, prestando attenzione (attraverso un sistema di prove ed errori) all'inserimento delle coordinate nel telescopio, la declinazione e l'ascensione retta. Abbiamo inserito diversi tipi di coordinate, complicando via via l'entità della coordinata, e analizzando, quindi, l'uso del nonio nell'inserimento dell'ascensione retta e dell'ora siderale, mentre ancora non è stato osservato bene l'uso del nonio nell'inserimento della declinazione.
Krishna ci ha poi mostrato alcuni elementi tecnici sulla gestione dell'osservatorio, sia nell'ambiente della cupola che negli ambienti sottostanti.
L'esperienza è stata nel complesso molto buona, personalmente ritengo che ci saranno molte occasioni per approfondire le conoscenze dei soci e la loro capacità di muoversi in autonomia all'interno del l'Osservatorio.
I soci AAI che volessero partecipare a queste iniziative sono invitati a comunicarlo al Consiglio Direttivi utilizzando i consueti recapiti.
Arrivederci alla prossima.

Simone Borsari