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giovedì 2 luglio 2015

Transito ISS sul disco solare giovedì 25/06/2015

Documentazione del passaggio della stazione spaziale internazionale davanti alla nostra stella, registrato alle 18:54.05s in località Zello, dato che all'osservatorio non è stato visibile.

Altitudine 19.8°
Distanza ISS 998.1 Km
durata del transito 2.14 secondi


Somma di pose realizzata con camera planetaria ZWO ASI120 monocromatica al fuoco diretto di un telescopio Lunt LS50THa/B600PT 50mm H-Alpha.

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Timelapse realizzato con Canon EOS650d al fuoco diretto di un C8
2000mm lunghezza focale

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Somma di pose realizzata con Canon EOS650d al fuoco diretto di un C8
2000mm lunghezza focale

martedì 7 aprile 2015

Svelando i misteri dei cicli solari

L'attività solare manifesta cicli molto complessi. Gli studiosi stanno cercando di comprenderne meglio le periodicità e le origini, per meglio conoscere la nostra stella e per migliorare le capacità di prevedere varie manifestazioni collegate all'attività solare.
Questo articolo su Media INAF racconta alcune recenti scoperte. Le quali sembrano spiegare, ad esempio, perché le tempeste magnetiche più potenti tendano a verificarsi circa un anno dopo il raggiungimento del picco di presenza delle macchie solari. E' stato il caso anche dell'eccezionale "ondata" di particelle solari che ha raggiunto la Terra tra il 17 e il 18 marzo 2015, generando aurore polari di fortissima intensità (foto sottostanti, riprese dal Canada e dalla Svezia).



mercoledì 11 marzo 2015

Eclissi di Sole del 20 marzo 2015

Cosa sarà visibile dall’Italia
Il fenomeno sarà visibile come eclissi totale esclusivamente da poche località nel “grande nord”, in particolare le isole Svalbard. In altre regioni del pianeta, tra le quali l’Italia, l’eclissi si verificherà in forma parziale.
Soltanto l’eclissi totale consente di ammirare la debole corona solare e ottenere “la notte di giorno”: nei pochi minuti in cui la luce del Sole è completamente bloccata dal disco lunare, appare il cielo stellato e l’orizzonte si trasforma in un crepuscolo a 360°. L’osservatore, in quel caso, si trova completamente immerso nell’ombra della Luna.
Una eclissi parziale come quella che osserveremo tra pochi giorni, invece, si concretizza unicamente nella “sparizione” di parte del disco solare, con una diminuzione della luminosità ambientale che spesso risulta difficile da percepire.

Simulazione: come apparirà il Sole da Imola alle 10:30 del 20 marzo 2015, in prossimità del momento di massima copertura del disco solare da parte della Luna. 



Quando e come osservare l’eclissi
Il disco lunare inizierà ad avanzare sul Sole a partire dalle 9:24. La fase centrale dell’eclissi, con la Luna che arriverà a nascondere il Sole per circa il 60% del suo diametro, si avrà alle 10:30 circa, dopo di che il Sole riprenderà a scoprirsi. Il fenomeno terminerà alle 11:43. Per osservare l’eclissi è indispensabile utilizzare filtri di protezione. La luce solare, soprattutto se osservata attraverso fotocamere, binocoli e telescopi, può danneggiare gli occhi in modo irreparabile, anche quando non si ha la sensazione di essere “accecati”. Sono dunque da evitare le soluzioni fai-da-te. Per la visione ad occhio nudo si può usare una maschera da saldatore, oppure si acquistano (anche presso i fotografi) appositi occhialini di cartone che montano filtri specifici; il costo è di circa 2-3 euro al pezzo. Filtri adeguati, in materiali come il mylar, devono essere posti anche davanti a fotocamere e binocoli (mai nell’oculare, sempre davanti agli obiettivi), seguendo le istruzioni che si possono reperire su Internet o presso i rivenditori.

Le prossime eclissi solari osservabili dall’Italia
Per osservare dall’Italia le prossime eclissi parziali di Sole dovremo spettare il 2020, quando però la copertura del disco solare sarà irrisoria, e poi il 2022. Il 13 luglio 2075 a Imola e dintorni si vedrà il Sole sorgere nel pieno di una eclissi anulare. Ancora più lunga sarà l’attesa per ammirare una eclissi totale di Sole: il 2 agosto 2027 la totalità lambirà Lampedusa, poi si passerà al 3 settembre 2081, quando il fenomeno attraverserà le regioni di Nord-Est.
Molte altre eclissi saranno però osservabili in altri paesi. L’elenco si può facilmente reperire in rete; citiamo come curiosità l’eclissi totale di Sole del 21 agosto 2017 che, quasi ad invitare i turisti, percorrerà un coast-to-coast degli Stati Uniti d’America.


martedì 22 maggio 2012

L'eclisse anulare di Sole, in H_alfa

Abbondano in rete immagini e video dell'eclisse anulare di Sole del 20 maggio.
Tra tutti, segnaliamo questo video, ottenuto con oltre 700 fotografie scattate con un piccolo (ma di elevata qualità) telescopio solare, dotato di filtro H_alfa:


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martedì 20 settembre 2011

La vita segreta dei flare solari

Tradotto da una news NASA

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Accadde alle 11:18, nel soleggiato mattino di giovedì 1 settembre 1859. Come in qualsiasi altro giorno di sole, l’astronomo solare trentatreenne era indaffarato nel suo osservatorio privato, proiettando una immagine del Sole su uno schermo e disegnando schizzi di quanto vedeva. In quella specifica mattina, tracciò i contorni di un enorme gruppo di macchie solari. Improvvisamente, davanti ai suoi occhi, apparvero due brillanti sfere di luce bianca sopra le macchie. Erano così luminose che egli riuscì a malapena a reggerne la visione guardando lo schermo.
Carrington urlò ma, quando finalmente arrivò un testimone, il primo flare solare mai osservato dall’uomo stava già svanendo.

Non sarebbe stato l’ultimo. Da allora, gli astronomi hanno registrato migliaia di flare molto forti usando una vasta gamma di strumenti: dai telescopi amatoriali usati nei cortili di casa ai più complessi spettrometri a bordo delle sonde spaziali. Forse nessun altro fenomeno astronomico è mai stato altrettanto studiato.

Dopo una simile investigazione, verrebbe da pensare che ormai si conosca tutto a proposito dei flare solari. Tutt’altro. I ricercatori hanno recentemente annunciato che i flare solari stavano mantenendo un segreto.

“Abbiamo appena imparato che alcuni flare sono parecchie volte più forti di quanto ci aspettassimo”, afferma il fisico Tom Woods, dell’Università del Colorado, che ha condotto il gruppo di ricerca. “I flare solari costituivano già le più ingenti esplosioni del Sistema Solare, e questa scoperta li rende ancora più impressionanti”.

La sonda della NASA denominata Solar Dynamics Observatory (SDO), lanciata nel febbraio del 2010, ha effettuato la scoperta: quasi 1 flare su 7 sperimenta un “aftershock”. Dopo circa 90 minuti dall’estinzione del flare, in pratica, torna a “rivitalizzarsi” producendo una ulteriore ondata di radiazione ultravioletta estrema.
“La chiamiamo ‘fase tardiva’. L’energia emessa in questa fase può superare quella del flare primario anche di quattro volte”.

Ma cosa provoca questo fenomeno? I flare solari si verificano quando il campo magnetico delle macchie solari erutta – un processo noto come “riconnessione magnetica”. Si pensa che la fase tardiva risulti dalla ri-formazione di alcuni anelli nelle linee di campo magnetico delle macchie solari. Il diagramma predisposto da Rachel Hock, appartenente al gruppo di ricerca di Woods, mostra questo meccanismo.



L’energia aggiuntiva prodotta dalla fase tardiva può avere ingenti effetti sulla Terra. La radiazione ultravioletta estrema è particolarmente efficiente nel riscaldare e ionizzare gli strati superiori dell’atmosfera terrestre. Quando questo accade, l’atmosfera riscaldata si gonfia e accelera il decadimento dei satelliti che si trovano sulle orbite basse. Inoltre, l’azione ionizzante degli UV estremi può deviare i segnali radio e interferire con le normali operazioni dei GPS.
SDO è riuscito ad effettuare questa scoperta grazie alla sua abilità nel monitorare la radiazione ultravioletta ad alta risoluzione, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Con un simile “pedinamento”, è difficile mantenere un segreto – anche uno vecchio come questo.
Il lavoro originale di Woods et al. è pubblicato su Astrophysical Journal del 1 ottobre 2011.

Author: Dr. Tony Phillips, Credit: Science@NASA

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